Secondo un nuovo rapporto pubblicato da Children and Screens in collaborazione con Sandy Hook Promise, gli algoritmi dei social media potrebbero esporre i bambini al marketing aggressivo delle armi. Lo studio evidenzia una mancanza di trasparenza da parte delle aziende tecnologiche riguardo alla frequenza con cui i contenuti relativi alle armi da fuoco raggiungono i minori e avverte che i bambini vulnerabili, in particolare i ragazzi, vengono presi di mira con messaggi che collegano le armi al potere, al sex appeal e alla risoluzione dei conflitti.

Il problema: esposizione mirata

Il rapporto evidenzia una tendenza preoccupante secondo la quale i produttori di armi da fuoco cercano attivamente di educare i giovani consumatori. I ragazzi sono esposti in modo sproporzionato a questi contenuti, spesso su base settimanale, mentre attraversano i loro anni formativi e sviluppano le loro identità. Secondo quanto riferito, le piattaforme sfruttano i dati degli utenti, compresi gli indicatori di salute emotiva o mentale, per fornire contenuti relativi alle armi da fuoco ai bambini che già lottano con la depressione o la solitudine, rendendoli ancora più suscettibili.

“I produttori di armi da fuoco hanno preso di mira i bambini come futuri consumatori.” – Nicole Hockley, Sandy Hook Promise

Non si tratta solo di esposizione casuale; il rapporto suggerisce che le tattiche di marketing sfruttano deliberatamente le vulnerabilità psicologiche per normalizzare il possesso di armi e associarlo a caratteristiche desiderabili. Lo studio sottolinea che i genitori meritano una visione migliore di ciò che i loro figli vedono online e di come le piattaforme operano dietro le quinte.

Mancanza di supervisione e domande chiave

Attualmente, le società di social media forniscono poche o nessuna informazione sulla prevalenza dei contenuti relativi alle armi da fuoco offerti ai minori. Il rapporto delinea sei domande cruciali a cui le aziende tecnologiche dovrebbero rispondere per migliorare la trasparenza:

  • Con quale frequenza i minori sono esposti al contenuto di armi?
  • In che modo i dati utente influenzano i consigli sui contenuti?
  • I segnali di salute emotiva o mentale influenzano il targeting algoritmico?

Senza queste informazioni, i genitori rimangono all’oscuro della potenziale influenza del marketing violento sui loro figli. Il rapporto sostiene che le piattaforme tecnologiche devono rafforzare la supervisione e fornire ai genitori gli strumenti per monitorare e controllare le esperienze online dei propri figli.

Qual è il prossimo passo?

Una maggiore trasparenza non è solo una questione di diritti genitoriali; è una questione di pubblica sicurezza. Comprendendo come gli algoritmi amplificano i contenuti dannosi, le piattaforme possono adottare misure per proteggere i giovani vulnerabili dalle tattiche di marketing predatorie. Il rapporto sottolinea che i genitori dovrebbero avere il potere di disporre delle informazioni di cui hanno bisogno per navigare in sicurezza nel panorama digitale e proteggere il benessere dei propri figli.

La questione solleva domande più profonde sull’etica della pubblicità mirata e sulla responsabilità delle aziende tecnologiche di mitigare i danni, soprattutto quando hanno a che fare con minori impressionabili.